| |
L'attacco 1
L' ATTACCO
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
L'ATTACCO - Sorry for English readers, this is an Italian Original Fiction. Autrice: Dany Censura: Per Tutti - Note: i personaggi sono della Rowling; la parte centrale della storia mi è venuta di getto dopo aver visto al cinema "Il signore degli anelli", ma non essendo Tolkien non so se riesco a creare il pathos che desideravo: spero comunque che vi piaccia. Nota di Cuccussette: qua i nomi dei personaggi sono in Italiano, è molto AU l'originale è a : http://spazioinwind.libero.it/pitonfansclub/fanfiction.htm
Iª PARTE
Quella mattina Piton si era svegliato con una brutta sensazione: il temporale era arrivato durante la notte ed ora sembrava essersi fermato su Hogwarts. I lampi sfrigolavano contemporaneamente all'esplosione dei tuoni, che rimbombavano per le stanze ed i corridoi, facendo tremare i vetri. Gli spifferi fischianti rischiavano ad ogni momento di spegnere le torce e le candele, accese per dissipare il buoi notturno che non sembrava voler abbandonare il castello. La pioggia gelida aggrediva le finestre a raffiche, picchiando violenta sulle vetrate.
Per i professori divenne difficile tenere lezione, visto che ogni minuto si dovevano interrompere, la loro voce coperta da una nuova esplosione.
Nei sotterranei la situazione era solo leggermente migliore, e questo fino a quando Paciock fuse il suo ennesimo calderone ed una cortina di fumo viola rischiò di avvelenare la classe al completo.
Mentre i ragazzi fuggivano fuori, Piton, tossendo, agitò la bacchetta per convogliare il fumo verso il camino d'aerazione, imprecando sottovoce: a differenza dei suoi colleghi, che consideravano Paciock un magonò e si erano rassegnati, accontentandosi che il ragazzo non combinasse eccessivi guai, il professore di pozioni era convinto che il problema di Neville fosse solo una sconcertante distrazione ed una memoria inesistente. La riprova era che, quando la Granger gli suggeriva gli ingredienti e l'ordine in cui metterli, la pozione del ragazzo funzionava.
Questo era il motivo per cui lo perseguitava, sperando che l'agitazione gli desse una spinta a far attenzione, ma non poteva stargli dietro per due ore e generalmente bastava che girasse un attimo la testa, com'era successo quel giorno, perché il ragazzo invertisse l'ordine di due ingredienti e creasse un nuovo veleno gassoso invece di una pozione per curare i morsi di Lupo Mannaro.
Abbandonando i calderoni, anche le altre pozioni erano ormai inutilizzabili e così Piton congedò i due quinti, assegnandogli un doppio carico di compiti, visto che avevano un'ora e mezza libere.
Tornando verso il suo studio, stava riflettendo se non fosse il caso di chiedere a Silente di esonerare Paciock da Pozioni, visto che si apprestava ad insegnarne di particolarmente pericolose, quando un brivido gelido gli attraversò la schiena.
Si fermò di botto e si guardò in giro: il sotterraneo era deserto e gli unici rumori erano quelli del temporale. All'improvviso si sentiva in pericolo, ma non c'era nulla che giustificasse una tale sensazione, per cui cercò di non pensarci ed continuò a camminare.
Di fronte alla porta del suo studio ebbe la spiacevole sorpresa di trovare Remus Lupin.
- Che ci fai qui? - sbottò acido.
Lupin sorrise divertito.
- Sono commosso dalla tua calorosa accoglienza. Grazie, sto bene, e tu come stai?
Piton storse il naso ed aprì la porta, lasciandolo entrare.
- Sei qui per una visita di cortesia? Questa notte c'è luna piena: non dovresti andartene a zonzo!
Lupin si sedette davanti alla scrivania, ridiventando serio.
- Lo so e non mi sarei mosso se non fosse stato necessario, ma sembra che si stia movendo qualcosa: alcuni maghi hanno riferito di aver visto dei vampiri riunirsi e stormi di corvi sorvolare i boschi poco distanti da qui. Dai tuoi contatti non sai niente?
Piton restò a riflettere per qualche attimo.
- No, niente, ma non ti so dire in che misura si fidino di me. Può darsi che se è così… preferiscano non dirmi niente…
Il senso di tensione era tornato: una morsa allo stomaco per nulla piacevole.
L'altro mago continuò.
- Sono venuto a riferirlo a Silente, anche per ricevere istruzioni per… insomma lo sai: Sirius si nasconde da me, ma non so quanto possa essere sicuro.
Piton alzò la testa di scatto.
- È qui anche lui? - con un tono che trasudava disgusto.
- No, sta tranquillo! Al momento è andato a parlare con i Weasley. Comunque Silente mi ha detto di restare qui, per questa notte; lo so che devo prendere la pozione per una settimana prima della luna piena, ma se la prendessi solo questa sera?
Il professore si abbandonò contro lo schienale della sedia.
- Non servirebbe a niente! Prenditi una coperta e rassegnati a passare la notte nella stamberga!
Quella sera Piton preferì ritirarsi subito dopo cena in camera sua, per leggere un buon libro e cercare di cancellare il senso di malessere che aveva accompagnato quella giornata: il temporale si era calmato, ma scure e basse nubi deprimenti continuavano a sostare sul castello.
Acceso il fuoco nel camino sprofondò in una comoda poltrona e s'immerse nella lettura.
Le lettere scorrevano lente sotto il suo sguardo, creando piacevoli immagini nella sua mente…
La campana dell'orologio suonò le undici e Piton aprì gli occhi: doveva essersi addormentato senza accorgersene. Preso il libro dalle ginocchia su cui era rimasto aperto, lo poggiò su di un basso tavolino, pensando che era il momento di andare a dormire, o almeno provarci, quando sentì un raschiare fuori dalla porta.
Si immobilizzò ascoltando e dopo qualche attimo di silenzio lo sentì di nuovo, come artigli che grattassero sulla pietra.
Afferrata la bacchetta si avvicinò silenziosamente alla porta e poi l'aprì di botto, spalancò gli occhi e la richiuse immediatamente, appoggiandosi contro.
Uno zombi goblin!
Uno zombi goblin nel suo corridoio!!
Dentro il castello!
Si scostò dalla porta giusto in tempo per evitare la punta dell'ascia goblin conficcata nel legno.
Cosa ci facesse uno zombi goblin in Inghilterra, ad Hogwarts, era una domanda molto interessante, ma non era il momento di pensarci: meglio cercare di ricordare come fare fuori il mostriciattolo delle tenebre. Per un attimo la mente di Piton restò vuota: erano passati quasi venti anni dall'ultima volta che aveva usato incantesimi di Magia Oscura e solo un incantesimo del genere poteva eliminare quella mostruosità.
I colpi d'ascia si susseguivano sulla pesante porta: il goblin sembrava intenzionato ad entrare, ignorando l'accoglienza poco calorosa.
Piton indietreggiò, sforzandosi di ricordare: l'Avada Kedavra non serviva su un essere già morto, ma c'era un incantesimo…
La robusta ascia scardinò la serratura e la porta si aprì all'improvviso.
Il goblin avanzò: la pelle, già rugosa e butterata viva, era semidecomposta e di colore verdastro livido; gli occhi, infossati in orbite nere e profonde, brillavano rossi e malvagi; i denti anneriti, scoperti in un ghigno eterno; i movimenti rigidi, ma implacabili e mortali; la puzza nauseabonda.
Piton indietreggiò ulteriormente, il respiro bloccato: doveva ricordare! Doveva!!
L'ascia sibilò davanti a lui.
Il goblin scattò verso la sua preda.
- NIRVAS!
Il raggiò verde lo prese in pieno ed esplose in mille pezzi, con uno stridio assordante.
Piton espirò, i denti che battevano, mentre sudore freddo scendeva ai lati del viso: un attimo di ritardo e…
Ma come? Come aveva fatto quell'essere ad entrare?
Guardò i pezzi anneriti sparsi per la stanza, poi uscì sul corridoio.
Sulla sinistra altri tre zombi goblin stridettero, slanciandosi contro di lui, mentre il tuono esplodeva con fragore.
Il mago si gettò a terra, evitando l'ascia che passò roteante su di lui.
- Nirvas! Nirvas! Nirvas!
I tre zombi esplosero e Piton sentì la propria energia diminuire sensibilmente mentre restava inginocchiato, ma non c'era tempo: dietro i tre zombi era apparso un mostro di montagna, un gigantesco ammasso grugnente, che avanzava con la clava chiodata sollevata.
Il mago si alzò e puntò la bacchetta, mentre la clava calava verso di lui.
- Avada Kedavra!
Il mostro crollò stecchito, Piton balzò all'indietro e la mazza lacerò la sua veste.
Si appoggiò ansimante alla parete, gli occhi spalancati dallo shock: INVASIONE!
Voldemort stava attaccando il castello ed era entrato, senza che niente e nessuno se ne accorgesse!
Fece qualche passò verso le scale, creò una sfera messaggio e la spedì alla ricerca di Silente.
Il gelo gli attanagliò le viscere e si girò di scatto: a poca distanza dal mostro, proveniente da dietro un angolo, apparentemente dal dormitorio dei Serpeverde, c'era un Dissennatore!
Non era possibile: questo era solo un incubo!… il Signore Oscuro li aveva richiamati a sé!
- Expecto Patronum Rex!
Il cobra rosso fuoriuscì gigantesco dalla punta della bacchetta e ingoiò lo spettro, eliminandolo definitivamente.
Silente non voleva che si uccidesse, neanche le creature oscure, ma quello non era davvero il momento di andare per il sottile.
Il rombo di un tuono coprì i primi rintocchi della campana, che suonava l'allarme, mentre dal piano di sopra cominciavano a sentirsi voci che urlavano e incantesimi che esplodevano.
Piton avanzò verso l'angolo da cui veniva il Dissennatore e cautamente si sporse a guardare: dalla porta del dormitorio della sua casa stavano uscendo cinque zombi goblin e due vampiri.
Il professore di Pozioni sentì la testa che gli girava ed il respiro che si bloccava: gli incantesimi consumavano energia, non poteva combattere contro tutti, ma non aveva molta scelta.
Uscì da dietro l'angolo e lanciò di nuovo il Nirvana, cercando di bloccare i vampiri schiantandoli, ma i goblin uccisi furono rimpiazzati subito da altri, con Dissennatori, Troll delle grotte, mostri.
Piton non poteva combatterli da solo: si girò e corse per il corridoio, con l'intenzione di raggiungere i suoi colleghi ed organizzare una difesa, ma si trovò il cammino bloccato da un gigante che urlò verso di lui.
Girandosi imboccò un passaggio secondario e lo bloccò creando un muro di fuoco, che non sarebbe però durato a lungo.
Il passaggio finiva con delle scale buie che scendevano più in basso e lui, invece, doveva salire, ma sentì grugniti che si avvicinavano alle sue spalle.
Il cuore che batteva furioso, scese velocemente, ma dovette subito rallentare perché il buio era adesso totale e rischiava di cadere.
Tenendosi sulla parete di destra, continuò a scendere la scala che curvava a destra: conosceva il posto meglio degli inseguitori, ma i Troll delle grotte ed i Vampiri vedevano anche al buio ed i Dissennatori non avevano bisogno di vedere.
- Lumos! - a che valeva restare al buio?
Giunto in fondo prese il corridoio a sinistra e riprese a correre, inseguito.
Attraversò sale deserte e polverose, vecchie cantine dove antiche armature ammuffite erano ammonticchiate, insieme a vecchi quadri anneriti, abbandonati da tempo dai personaggi inizialmente ritratti.
Girò in altri corridoi, fermandosi a tratti per riprendere fiato e per sentire i grugniti ed i fischi degli inseguitori che non desistevano.
Fece esplodere uno zombi Goblin e ingoiare dal Patronus Rex un Dissennatore che si trovavano avanti agli altri e riprese la fuga.
Trovò le scale che risalivano verso le cucine e salì di corsa, ansimando.
Giunto nelle grandi dispense delle cucine, superò una pesante porta, se la chiuse alle spalle, bloccandola con diversi incantesimi e si fermò: il cuore batteva tanto forte da essere doloroso, i polmoni facevano male e per un attimo la vista gli si annebbiò, mentre le gambe cedevano e lui crollava su una cassetta di mele.
Non era abituato a correre, tanto meno in quelle condizioni.
Era zuppo di sudore, ma già colpi violenti giungevano da dietro la porta.
Si rialzò a fatica ed entrò nelle cucine: gli elfi domestici erano rannicchiati, terrorizzati, in un angolo, mentre una ventina di Folletti delle paludi stavano facendo man bassa del cibo. Le fiamme nel camino, alte e violente, illuminavano la scena di bagliori surreali, proiettando in enormi e grottesche ombre sui muri le sagome dei mostriciattoli.
All'entrata del mago si fermarono e si girarono a guardarlo maligni.
Troppi.
Piton non si fermò a riflettere: si chinò, appoggiando a terra la base della bacchetta.
- Immota manet!
Una sfera di luce bianca si allargò rapida per la stanza, immobilizzando tutti quelli che erano presenti, tranne chi l'aveva lanciata.
Il mago cadde un attimo in ginocchio con il fiato corto: era un incantesimo molto potente, che richiedeva una quantità di energia quasi superiore a quella che Piton poteva permettersi.
Il respiro usciva a tratti e faticosamente dalla gola secca. Per la seconda volta la vista si annebbiò, mentre uno schianto giungeva alle sue spalle: gli inseguitori dovevano aver chiamato un Mangiamorte ed avevano superato la porta.
Costringendosi ad alzarsi, attraversò il più in fretta possibile le cucine ed uscì non lontano dalla scala che portava nella sala grande, quando un raggio rosso lo colpì al petto, sbattendolo contro lo stipite della porta, il dolore che esplodeva come un fuoco: due Mangiamorte gli sbarravano la strada.
- Severus Piton! - intonò beffardo uno dei due - Stavamo cercando giusto te! Il nostro signore vorrebbe scambiare due chiacchiere con il nostro vecchio amico!
Piton li guardò esausto e terrorizzato: si sarebbe ucciso con le sue stesse mani piuttosto che incontrare Voldemort.
Passi veloci alle sue spalle gli chiudevano la ritirata.
Restava un'ultima possibilità che non richiedeva molta energia, ma non l'aveva mai usata prima e poteva finire male…
Peggio di così?
Chiuse gli occhi.
I Mangiamorte avanzavano ridacchianti verso il loro ex compagno, ormai in trappola, quando Piton scomparve.
Troppo stupiti di fronte a quella che pareva una smaterializzazione impossibile, non notarono l'ombra grigia che, a terra, strisciava veloce dentro una crepa fra due pietre del muro.
Avvolgendosi in spire nello stretto spazio, il serpente poggiò la testa sul corpo, chiudendo gli occhi.
Quando Lupin e Sirius Black erano ricomparsi ad Hogwarts, due anni prima, in Piton si era risvegliato un assopito interesse verso gli Animagus: se James Potter, Sirius Black e perfino quella nullità di Minus erano riusciti a divenire Animagus, perché non avrebbe dovuto riuscirci lui?
Così, nei ritagli di tempo, aveva cercato nella biblioteca quegli stessi testi che i suoi odiati compagni di scuola avevano consultato 25 anni prima, scoprendo che non era poi così difficile.
Però, assorbita la teoria, non aveva mai provato a metterla in pratica, per una questione di mancanza di tempo.
Adesso il tempo l'aveva trovato per forza e sembrava essere andato tutto bene.
Il dolore focalizzato al petto si era trasformato in un dolore diffuso e non più localizzato, ma la mente era più lucida e fredda.
Sentì i Mangiamorte e gli altri mostri impazzire di rabbia, fuori nel corridoio.
- Dov'è finito?! Non può essersi smaterializzato!!
- E allora dov'è?!
- Non ci si smaterializza in questo castello, cretino!!
- E allora trovalo, deficiente!!
- che cavolo state facendo voi Dissennatori?! Fiutatelo!! Inutili spettri da quattro soldi!!
I Dissennatori non furono felici dell'appellativo.
- Giù quelle mani putride!! Expecto Patronum!! E state fuori dai piedi se non sapete aiutare!!
Le voci rabbiose si allontanarono per il corridoio.
Piton restò acciambellato, cercando di riflettere:
i mostri uscivano dal dormitorio dei Serpeverde e l'unica spiegazione accettabile era che qualche figlio di Mangiamorte avesse portato dentro una passaporta particolarmente potente.
Era possibile che l'avesse portata dentro senza che nessuno se ne accorgesse?
Evidentemente sì (Piton preferì sorvolare sul fatto che, visto che era la sua casa, anche la responsabilità era, almeno in parte, sua)!
E allora bisognava distruggerla, se nel frattempo non erano già entrati tutti i mostri al servizio del Signore Oscuro.
Il dolore ed il freddo lo stavano intorpidendo: cosa gliene importava? Perché non rimanere arrotolato e addormentarsi? Allora il dolore sarebbe scomparso… e probabilmente sarebbe morto nel sonno, perché in quei sotterranei regnava sempre il gelo e se fosse andato in letargo non si sarebbe più risvegliato.
Di malavoglia si costrinse ad aprire gli occhi e fece saettare la lingua biforcuta verso l'apertura: gli odori… o sapori dei servitori di Voldemort si erano attutiti al punto tale da dirgli che erano lontani.
Strisciò fuori e riprese forma umana, ritrovandosi disteso sulla fredda pietra, con il dolore che era tornato lancinante al petto.
A fatica si alzò, avvicinandosi cautamente alla porta delle cucine, adesso silenziose. Tenendosi addossato al muro lanciò dentro un'occhiata: i folletti erano spariti; gli elfi domestici erano ancora raggruppati e piagnucolanti, ma non c'era più nessuno.
Entrò guardingo, lentamente, la bacchetta stretta spasmodicamente.
I nervi erano tesi, mentre ripassava gli incantesimi più potenti e distruttivi, oscuri o bianchi non importava più.
Ripercorse lentamente la strada fatta all'andata, rasente i muri, il sudore freddo che gli imperlava la fronte, tutti i sensi tesi a scoprire la minaccia nascosta nel buio.
Attraversò una cantina ed un'ombra buia gli balzò addosso.
Piton cadde a terra, con il peso dell'aggressore sopra.
Tentò di girarsi, ma l'altro lo teneva bloccato, le mani nodose intorno al collo, che stringevano.
Il mago si sentì soffocare: la bacchetta era bloccata sotto di lui e non riusciva a muoverla, la testa girava per la mancanza di ossigeno e macchie nere cominciavano a comparirgli davanti agli occhi. I polmoni davano l'impressione di star per scoppiare e le forze residue lo stavano velocemente abbandonando.
No! Non posso morire semplicemente soffocato… un'Avada Kedavra… qualsiasi altro incantesimo… che stupido morire così…
Poi le mani, all'improvviso, si sciolsero e respirò di nuovo, tossendo, mentre il peso si spostava ed una delle mani gli scostava i capelli, scoprendo il collo segnato.
Il vampiro che l'aveva aggredito non aveva resistito alla tentazione di succhiargli il sangue, credendolo svenuto, ma i suoi movimenti permisero a Piton di sfilare la bacchetta.
- Destructio!
Lanciare un incantesimo dietro di sé, alla cieca, era vivamente sconsigliato da qualsiasi manuale di magia, scritto probabilmente da maghi che non si erano mai trovati in simili condizioni e per fortuna l'aggressore era troppo vicino per poter sbagliare: il vampiro fu scagliato contro il muro alle loro spalle, smembrato in diversi pezzi.
Piton, continuando a tossire, si massaggiò la gola e si girò carponi.
Senza perdere tempo, bruciò i vari pezzi della creatura, che si agitavano cercandosi a vicenda, e poi, rialzandosi, sparse la cenere in giro, schiacciando sotto gli stivali i mozziconi di ossa rimasti interi… meglio non rischiare.
La fatica era sempre più insistente ed invalidante, ma Piton non poteva fermarsi. Continuò a muoversi, spinto dalla pura forza di volontà, temendo di poter arrivare alla passaporta e poi non avere l'energia sufficiente per distruggerla.
Cercava di muoversi in silenzio, ma il fruscio delle vesti gli pareva eccessivamente rumoroso nel silenzio assoluto dei sotterranei.
Giunto di nuovo nel corridoio dove c'erano le sue stanze, raggiunse lo studio e ci si barricò dentro, lasciandosi poi sprofondare nella poltrona dietro la scrivania.
Era tremendamente stanco e la passaporta sicuramente sarebbe stata sorvegliata e doveva anche essere protetta da incantesimi.
Non aveva più l'energia sufficiente… era ferito…
Si guardò stancamente attorno: una soluzione c'era.
Pericolosa e comunque deleteria per la sua salute, ma non vedeva altre vie d'uscita.
Dove erano gli altri?
I rumori della battaglia erano svaniti del tutto, o perché era finita, chiunque avesse vinto, o perché la lotta si era spostata in un'ala del castello più lontana.
Ma era Silente contro Voldemort: forse i due maghi più potenti al mondo! Non poteva essere già finita.
E lui non poteva permettersi di riposare.
Con tremenda fatica si alzò dalla sedia, prese gli ingredienti ed accese il fuoco sotto il calderone: la pozione era efficace solo appena preparata.
Mentre gli ingredienti sobbollivano lentamente, Piton guardava gli effluvi colorati che si innalzavano fluttuanti dal calderone, con lo stomaco in subbuglio: era terribile non sapere cosa stava succedendo fuori di lì.
Si sentiva completamente isolato, come se ci fosse rimasto solo lui ad Hogwarts… solo contro tutti i servitori del Signore Oscuro…
Che probabilità aveva di farcela? Zero o sottozero?
Ma l'alternativa era sedersi ed aspettare che lo venissero a finire.
Per un folle attimo fu tentato dall'esaurimento di fare esattamente così, ma poi il sangue di Serpeverde si risvegliò. Non coraggio, non senso del dovere, ma semplice ambizione: se doveva morire che così fosse dopo aver provocato più danni possibili al suo nemico! Sarebbe morto combattendo e Voldemort lo avrebbe maledetto, mentre contemplava i danni irreparabili: distrutta la passaporta, tutti i suoi servitori, e lui stesso se era lì, sarebbero rimasti bloccati ad Hogwarts. Poteva non fargli piacere.
La pozione era pronta: Piton la filtrò e poi la bevve ancora calda.
Il liquido scese amaro e bruciante lungo la gola, ma subito un'ondata di energia risalì lungo il corpo affaticato… energia preziosa che non avrebbe dovuto essere impiegata in quel modo…
Sospirando rassegnato, il mago uscì dallo studio e si avvicinò silenzioso agli alloggi della sua casa: l'entrata era aperta e la tremula luce di qualche candela illuminava l'interno.
Piton ci pensò un attimo, poi si ritrasformò in serpente e strisciò come un'ombra dentro.
Un lupo mannaro, solo allora ricordò che ormai la luna piena era sorta, era accucciato di fronte ad un quaderno per gli appunti aperto a metà e completamente vuoto: la passaporta!
Il licantropo fissò gli occhi gialli sul serpente, ma questi fu più veloce: riacquistate sembianze umane, Piton scagliò un incantesimo e il lupo crollò a terra.
Adesso c'era il fulcro della sua missione: il quaderno sembrava indifeso, ma pungolato dalla bacchetta emise un flebile bagliore, rivelatore di uno scudo. Tuttavia si era aspettato di peggio: forse perché Voldemort era convinto dell'effetto sorpresa o perché era difficile raggiungere il dormitorio dei Serpeverde, non aveva protetto la sua porta come avrebbe fatto Piton, più insicuro, ma anche più prudente.
L'incantesimo di protezione era molto resistente, ma abbastanza facile da eliminare se si conoscevano le Arti Oscure ed il mago non ebbe difficoltà.
Quindi con un semplice incantesimo di distruzione il quaderno prese fuoco e si accartocciò, fino a ridursi in semplice cenere.
Ma il rumore delle fiamme e della carta che raggrinziva occupò completamente l'attenzione di Piton.
- Stupeficium!
L'incantesimo lo colpì alle spalle, precipitandolo nell'oblio.
IIª PARTE
- Innerva!
Lentamente e dolorosamente Piton aprì gli occhi.
La prima cosa che lo colpì fu che il pavimento di pietra su cui era disteso prono non era lo stesso del sotterraneo: era quello della Sala Grande.
Alzando leggermente gli occhi a destra, dove era girata la sua testa, e mettendo a fuoco la prospettiva, vide Silente seduto su di una sedia accanto al muro - almeno uno dei tavoli era sparito - pallido e… senza bacchetta! Con un Mangiamorte accanto a lui, in piedi!!
A questo punto sapeva cosa c'era davanti a lui e avrebbe voluto volentieri svenire e magari morire nel sonno…
- Severus! Vedo con piacere che stai bene!
La voce gli ghiacciò il sangue nelle vene: lentamente, facendosi forza sulle braccia, alzò la testa e attraverso la cortina di capelli volse lo sguardo verso il suo interlocutore.
Voldemort, il viso sempre più simile a quello di un serpente, gli occhi fiammeggianti rossi, circondato da un'aurea nera, lo fissava seduto sullo scranno di Silente, dietro il tavolo. Alla sua destra sedeva Potter, terribilmente pallido, ma deciso a non far trasparire il terrore.
Accanto a Potter sedeva Minus, il traditore, lo sguardo servile che osava poggiare su di lui… se la storia di Potter era vera, Piton non avrebbe mai perdonato Sirius e Lupin per non averlo ucciso quando lo avevano avuto in pugno.
Voldemort si alzò, girando intorno al tavolo, e due braccia rudi sollevarono di peso Piton, rimettendolo in piedi e tenendolo bloccato.
Il Signore Oscuro si avvicinò con fare indolente.
- Allora Severus: mi dicono che ti sei dato da fare!
Hai eliminato alcuni miei servitori… ne ho tanti, ma hai eliminato anche dei Dissennatori e questo mi infastidisce un po' perché il loro numero non è alto… - alzando un mano seguì con un artiglio la curva del viso, scorrendo verso il collo.
Piton rabbrividì, chiudendo gli occhi: purché finisse subito, ma Voldemort continuò.
- E poi hai distrutto la passaporta. Ora, capirai che questo non mi fa molto piacere… lo sai quanto tempo ed energia ci vuole per fare una passaporta che conduca qui dentro!
Ma ciò che mi rattrista veramente, è vedere un mago con il tuo potenziale abbassarsi a fare la pedina nelle mani di Silente! Avevi un grande avvenire davanti a te e l'hai… buttato, per farti usare da questo vecchio senza scrupoli… perché lo sai che ti ha sfruttato, vero? - l'unghia passò sulla gola di Piton e poi tornò indietro, in una carezza raccapricciante.
- Che peccato!
Beh, adesso dovrai morire, come saprai… All'inizio pensavo di eliminarti in modo veloce e indolore… un'Avada Kedavra…
Ma poi ho saputo qualcosa sul quando sei passato dalla parte di Silente e dopo quello che hai combinato sono alquanto risentito nei tuoi confronti… - l'artiglio spostò i capelli indietro - Penso che mi divertirò a farti passare le pene dell'inferno, al punto che sarai tu ad supplicarmi di ucciderti!
Tutto il discorso era stato pronunciato con tono soffice, quasi paterno, ma le parole sancivano i peggiori incubi e Piton si sentì svenire.
Voldemort continuò ad accarezzare il viso del mago.
- Ma prima farai qualcosa per me: ucciderai Silente!
Piton spalancò gli occhi, mentre Il Signore Oscuro lo colpiva con l'Imperius.
Un senso di falsa pace invase il mago, mentre Voldemort gli rimetteva in mano la bacchetta, e il desiderio di abbandonare i pensieri e lasciare che il corpo eseguisse altri ordini…
Ma il Signore Oscuro voleva che Piton fosse anche contento di farlo; gli passò alle spalle e avvicinò la bocca all'orecchio.
Pensaci! - il tono era ipnotico e carezzante - Lui ha mandato te a rischiare, quando sarebbe potuto venire lui… ma la tua vita era sacrificabile: se tu fossi morto chi avrebbe mai pianto la tua morte? Potter ed i suoi amici avrebbero ballato sulla tua tomba, vero? - Piton lanciò un'occhiata verso Potter, seduto al tavolo: era vero! - Silente, magari diceva di essere tuo amico, ma prestava sempre fede alle parole dei piccoli Grifondoro e mai alle tue… e se doveva scegliere, dava a loro la precedenza!
Vagamente Piton si chiese come avesse fatto a scoprirlo: forse Malfoy o in altri modi, ma non importava: era vero!
- E non ti ha mai permesso di sfogare il tuo risentimento, perché la memoria di James Potter per lui era più importante di te, vivo davanti a lui… così come non trovava grave che Sirius Black avesse cercato di ucciderti: solo uno scherzo, vero? - Vero! - E adesso: vuoi sapere come ha fatto Potter a salvare Black? Lo ha fatto con l'aiuto di Silente… lui lo ha aiutato e poi ha lasciato che tu passassi per pazzo, anche se… sapeva… avevi ragione!
All'improvviso Piton si sentì tradito da Silente e le parole di Voldemort rimbombarono nella sua mente: lui poteva essere un mostro, ma ciò che aveva detto era vero, senza possibilità d'inganno.
Il suo sguardo ferito si posò su Silente, che lo guardava in silenzio, afflitto forse, ma senza poter confutare la realtà.
Lacrime gli offuscarono gli occhi poi Voldemort lo colpì di nuovo con l'Imperius: uccidilo! Vendicati di tutto il male che ti ha fatto! Per averti tarpato le ali, ingannato e sfruttato: uccidilo!
La mano di Piton che reggeva la bacchetta cominciò ad alzarsi: la sua mente annebbiata cercò freneticamente una ragione per non farlo, ma non ne trovava, ma doveva esserci…
Il braccio si alzò, pronto a scagliare l'incantesimo di morte.
Perché non doveva farlo? Perché?
- Avada… - il polso ruotò.
Era tutto vero!! Tutto vero!!
- ..Ke…
PERCHÉ LUI NON PERMETTEVA A NESSUNO DI DIRGLI COSA FARE!
Il braccio si fermò, l'incantesimo si spense inesploso.
- NO!
La fatica per fermarsi era stato oltre le sue forze: la testa ruotava vorticosamente, gli occhi non riuscivano più a mettere a fuoco.
Dietro di lui Voldemort fumava dalla rabbia.
- CRUCIO!!
Il dolore esplose nel corpo di Piton squarciandolo in ogni sua fibra e Piton urlò, urlò come non aveva mai fatto, mentre cadeva a terra contorcendosi spasmodicamente.
Potter chiuse gli occhi e scoppiò a piangere: c'erano stati giorni in cui avrebbe voluto esattamente questo, prima di provare sulla propria pelle cosa volesse dire la maledizione! Adesso voleva che finisse.
Quando Voldemort smise Piton non pensava più niente: la coscienza era stata completamente annullata, la mente, già esausta, aveva semplicemente smesso di funzionare e Piton, ora, galleggiava in un mondo irreale, completamente inconsapevole del mondo esterno.
Il Signore Oscuro abbassò lo sguardo sul corpo esanime del mago, gli occhi aperti ed offuscati.
- IMPERIO!! UCCIDI SILENTE!
Il corpo di Piton si alzò, impugnando la bacchetta: dietro lo sguardo opaco non c'era più una volontà che lo potesse fermare.
Il braccio si alzò di nuovo, resto sollevato un attimo e poi…
Il corpo di Piton scivolò a terra, la bacchetta rotolò lontano dalla mano semiaperta e gli occhi si chiusero.
Uno dei Mangiamorte si girò per individuare da dove poteva essere partito un attacco, ma a parte i lupi mannari accovacciati vicino all'ingresso, non c'era nessuno.
Voldemort guardava perplesso il corpo immobile del mago, adesso completamente esangue e immobile.
L'altro Mangiamorte si avvicinò e gli sollevò il polso sinistro per sentire il battito, restò qualche attimo in ascolto, mise un dito davanti al naso di Piton.
- È morto! Non c'è battito, né respiro!
Il Signore Oscuro guardò stizzito il corpo steso di fronte a sé, senza vita: aveva riconosciuto l'odore della pozione Vitae, quando si era avvicinato a Severus, ma sperava che il suo corpo avrebbe retto fino alla morte di Silente: sarebbe stato divertente!
In un impeto di rabbia fece levitare il corpo di Piton e poi lo scagliò contro la vetrata della Grande Sala.
Il corpo infranse i vetri istoriati, cadendo fuori, sopra il tettuccio della rimessa delle scope da Quidditch, dove rimase scomposto, in attesa di diventare cibo per i corvi.
L'attacco 2
IIIª PARTE
…nulla…
buio… silenzio… freddo…
Ancora buio… piccoli, sfocati, tenui mormorii nelle tenebre… freddo… tanto freddo…
Grigio… tutto grigio… sopra, sotto, di lato… silenzio e freddo…
Tenui volute di pensieri fumosi, a volte più consistenti, a volte più sfilacciate… tra pause di nulla…
Poi il dolore… prima lontano e perso tra le volute di quel fumoso grigio… poi sempre più vicino, a riafferrare l'anima vagabonda e riportarla al presente, nella coscienza: Io.
Io? Cosa sono Io?
Brandelli d'immagini, suoni, qualcosa di dimenticato…
Freddo, tanto freddo!
Il grigio comincia a sfumare in un bianco caliginoso…
Chi sono Io?
Il tempo scorre lento, quasi immobile in quel bianco che si attorciglia su se stesso, si sfrangia in mille spilli freddi e lucenti, avanza a spirali, risalendo verso l'alto…
Il dolore lo strattona! Il freddo lo attanaglia…
Dove? Dov'è che mi attaccano?
Poi ancora il nulla e poi di nuovo i pensieri…
Un corpo?
Gli occhi sono aperti e dopo un tempo senza confini compare una forma più scura, vicino, nel campo visivo… qualcosa che si muove quando la coscienza desidera che si muovi… la mano.
La mia mano!
Più velocemente i pensieri cominciano a tornare, ad occupare dolorosamente il loro posto.
Io sono… avevo un nome…
Un nome sibilante… sss… sseverus!
Piton sbatté gli occhi, riconoscendo i contorni del proprio corpo da dove partiva ed arrivava il dolore.
Bianche volute di nebbia lo sfioravano: cercò di muovere la testa per vedere dove si trovava.
Cosa è successo?
Il passato era più nebbioso di quella mattina: si trovava all'aperto, con la chiara sensazione di avere qualcosa di rotto, e non aveva più la sua bacchetta, anche se poteva essere dispersa lì, da qualche parte, nelle nuvole.
Se quella che vedeva sopra di sé era la vetrata della sala grande, si trovava sopra la rimessa delle scope di Quidditch, senza forze, ma come ci era arrivato? E dolorante e con la sensazione di un pericolo imminente, vicino.
Rispondendo alle sue domande, cominciarono ad udirsi dei grugniti in avvicinamento, in basso, battibeccando in uno strano idioma: passarono e si allontanarono.
Piton non conosceva quella lingua, ma da qualche parte un ricordo cercò, faticosamente, di emergere dal baratro oscuro che era la sua mente in quel momento… qualcosa di basso, tozzo, verde… un… due Goblin, ma poi il pensiero lo spinse, perché? A vedere due zombi goblin ed il Nirvana, l'incantesimo per distruggerli, e un'ascia che batteva su una porta… la porta dei suoi alloggi!
Con una lentezza esasperante, Piton cominciò a ricomporre i frammenti di ciò che era accaduto, ma ciò che riuscì a mettere insieme si fermava ad un quaderno che bruciava e c'erano comunque moltissime lacune.
Ma almeno adesso si ricordava dell'attacco… ma non ricordava come era finita…
Impiegò un tempo esasperante per riuscire a mettere insieme un semplice ragionamento: se si trovava lì, abbandonato scomposto, non doveva essere finita bene e semmai era da chiedersi come mai era ancora vivo…
Almeno credo… spero di essere ancora vivo!
Cercò di muoversi, ma il corpo si rifiutò di rispondere.
Sfinito anche solo da quel flebile tentativo, chiuse di nuovo gli occhi e tornò ad un sonno senza sogni.
Quando tornò ad aprire gli occhi di scatto la nebbia era ancora lì, impossibile stabilire quanto tempo era passato, ma a svegliarlo era stato un nuovo dolore alla mano destra, abbandonata sul tettuccio.
Girando la testa si trovò a fissare negli occhi lucenti, un grosso corvo nero, che aveva dato una beccata di prova, per vedere se il pranzo era d'accordo.
Piton mosse di scatto la mano ed il corvo fece un piccolo saltello indietro: no, il pranzo non era d'accordo! Ma era solo questione di tempo ed i corvi sanno essere molto pazienti.
- Va all'inferno! - bisbigliò il mago, guardando cattivo l'uccello che non si scompose affatto - Morirai di fame se aspetti di banchettare con me…
Cercò ancora di muoversi e ci riuscì, o meglio: si spostò dalla posizione di equilibrio e scivolò sulle tegole d'ardesia umide, cadendo poi a faccia in giù sull'erba bagnata, davanti alla rimessa.
Il corvo, che si era alzato in volo gracchiando al passaggio del suo futuro pasto, tornò a posarsi sulla sua caviglia. Provò di nuovo a beccare, ma lì la pelle nera era dura e coriacea.
Nel frattempo, il cambio di posizione non era stato molto piacevole: Piton si sentiva già a pezzi senza bisogno di cadere da due metri d'altezza e adesso si sentiva polverizzato, ed inoltre era allo scoperto.
Era ferito, disarmato, sfinito, non riusciva a pensare chiaramente e quel dannato corvo stava passeggiando sul suo corpo, saltellandogli sulla schiena.
L'uccello becchettò una ciocca di capelli, ma erano fini ed il sapore non gli piaceva. Saltellò sull'erba, avvicinandosi alla mano già assaggiata e di suo gusto.
Piton lo lasciò avvicinare, poi la mano scattò, afferrando il volatile per il collo.
Il corvo gracchiò sorpreso e sbattendo furioso le ali riuscì a liberarsi dalla stretta non molto forte, ma il tentativo di strangolamento gli fece pensare che era meglio cercarsi una colazione meno polemica e volò via.
Il mago rimase un attimo a respirare esausto: tenendo conto che aveva esaurito quasi completamente le sue energie vitali, era un miracolo se aveva ancora la forza di respirare, far battere il cuore e muovere un singolo muscolo.
Ma ora il castello si stava svegliando e prima poi sarebbe passato qualcuno e Troll o Dissennatori, gli avrebbero dato il colpo di grazia o l'avrebbero portato da Voldemort - occhi di fuoco balenarono nella sua memoria - l'avrebbero riportato da Voldemort!
Provò a strisciare sull'erba e poi uno strano ricordo tornò: il ricordo dei sotterranei visti da una prospettiva molto bassa e poi una grotta… no: un buco nel muro e spire, odori e sapori diversi… si era trasformato… poteva trasformarsi in un serpente!
Si costrinse a concentrarsi, cercando in una confusionatissima memoria i ricordi di come fare ed i fili d'erba ingigantirono all'improvviso, mentre due folletti spuntavano da un angolo, saltellando verso di lui.
Essere un serpente non gli restituiva forza che non aveva, così restò immobile, sperando di passare inosservato.
I folletti si avvicinarono e poi abbassarono lo sguardo su di lui: Piton si sentì morire.
I due commentarono qualcosa, ridacchiando nella loro stridula voce, poi uno lo afferrò per la coda, se lo fece roteare sulla testa e poi lo lanciò verso la foresta: molto divertente!
Quando riprese i sensi era un serpente a pancia in su e c'era un dannatissimo corvo che lo guardava interessato.
Piton sibilò e, rigirandosi, fece un piccolo scatto per morderlo, sperando di essere velenoso.
Il corvo non fece più di un saltello indietro: quella mattina non gli riusciva di trovare cibo condiscendente, ma i serpenti erano i suoi preferiti e non intendeva rinunciare.
Il mago lo guardò torvo, esausto, e si ritrasformò.
Il corvo restò terribilmente deluso: ancora lo strangolatore! Riprese il volo, maledicendo il giorno che si era trasferito su una casa di maghi e tremendamente affamato.

Piton si guardò intorno: adesso si era spostato di diversi metri ed era a metà strada dalla capanna di Hagrid.
Tornò di nuovo a trasformarsi in un serpente e, molto lentamente, iniziò a strisciare verso la capanna immersa nella nebbia.
Ben presto divenne un'agonia: il tempo sembrava immobile, ogni piccola contrazione delle spire causava dolore e fatica e aveva l'impressione di non avanzare per niente.
Smise di pensare e tutta la sua vita si concentrò nei piccoli movimenti, scaglia dopo scaglia, spira dopo spira, lentamente, costantemente, testardamente.
Non sapeva quanto aveva impiegato per arrivare alla porta, ore o anni, ma era arrivato. Restò infreddolito sulla pietra d'ingresso: non era in un bagno di sudore solo perché i serpenti non sudano, ma adesso non aveva più energia per nulla. Eppure l'ultimo sforzo per entrare dalla porta socchiusa.
Scivolò dentro… non c'era nessuno, Hagrid, probabilmente, era stato catturato…
Trovò un caldo calduccio buio, tra il camino ancora tiepido ed il letto, si arrotolò e si addormentò.
Quando si svegliò il sole era tramontato e qualcuno stava entrando di soppiatto: non era un mostro e si muoveva troppo goffamente per essere un Mangiamorte. Inoltre il suo odore era strano ed aveva qualcosa di… animale selvaggio.
Aguzzando gli occhi, una vista molto diversa da quella di un essere umano, il serpente individuò una sagoma familiare.
Uscendo dal suo nascondiglio si ritrasformò di fronte all'intruso, che fece un balzo all'indietro, lanciando un urlo strozzato.
Piton, disteso a terra a mo' di tappetino, lo guardò in tralice (o perlomeno ci provò).
- Non ululare, che ti sentono! - mormorò con voce rauca.
Lupin, prossimo ad un infarto, lo guardò ad occhi spalancati, poi impallidì.
- Ah… Severus!… Vedo… ma sei, come dire… particolarmente scuro! Mi… hai spaventato!
Piton lo guardò perplesso.
- Che intendi per "scuro"?
Lupin si morse le labbra.
- Beh, insomma, Nick-Quasi-Senza-Testa e gli altri… sai! Sono argentei e trasparenti… ma forse si diventa così con il tempo… Comunque mi fa piacere vederti… Devi restare per forza così?
Severus sbuffò, cercando di tenere alzata la testa.
- Remus, ti sembro un fantasma?! Sono vivo e sto così perché non ho la forza di alzarmi… aiutami invece di stare lì a guardarmi come un idiota!
Lupin si scosse e si avvicinò meravigliato.
- Davvero! - commentò stupito, mentre aiutava l'altro a stendersi sul letto - Come hai fatto? Sembravi stecchito!
Piton stava assaporando la piacevole sensazione di essere disteso su qualcosa di morbido.
- Voldemort mi ha dato una mano… mi hai visto?
L'ex insegnate di Difesa gli raccontò come quella notte si fosse trasformato in lupo, chiuso nella sua stanza, ed era stato "liberato" da elfi domestici che stavano cercando di nascondersi durante l'attacco; così si era potuto confondere con altri lupi mannari al servizio del Signore Oscuro.
Era accucciato nella sala grande, quando lui era stato portato al cospetto di Voldemort ed aveva visto tutto.
Piton sospirò, resistendo alla voglia di addormentarsi di nuovo.
- Per fortuna quell'idiota non ha avuto il buon senso di cercare il battito cardiaco sul collo: lì, flebile e debole, ma presente, avrebbe capito che ero ancora vivo. Ed il respiro mettendo un dito davanti al naso? In una stanza così vasta e piena di spifferi…
Lupin spiava fuori dalla finestra.
- Non possiamo restare qui, Severus! Voldemort ha steso una barriera di Magia Nera su tutto il territorio di Hogwarts: nessuno che lui non voglia può uscire o entrare, ma voglio usare il passaggio per la Stamberga Urlante e vedere se la barriera arriva sotto terra. Non sappiamo neanche se fuori si sono accorti di cosa sta succedendo…
Piton, prossimo a chiudere gli occhi, gli lanciò un'occhiata sbieca.
- Non ce la faccio Remus! Sono troppo debole… cosa è successo a Silente e Potter?
- Finché sono rimasto erano ancora vivi… Hai creato un bell'inconveniente, distruggendo la passaporta e poi opponendoti a Lui! - Lupin ridacchiò al ricordo - Comunque è un fanatico e l'uccisione dei suoi nemici più importanti deve essere solenne: quando ha finito con te la luna piena stava per tramontare ed era un'ora insulsa per liberarsi dei suoi peggiori ostacoli. Ma non so quando riterrà l'ora giusta: ci dobbiamo sbrigare!
Guardò Piton disteso sul letto.
- Non credo che sia una buona idea lasciarti qui, disarmato e indifeso: proprio non ce la fai a camminare?
Severus scosse la testa.
- Però mi puoi mettere in tasca…
Lupin lo guardò perplesso.
- Metterti in tasca? Sei sicuro di non aver battuto la testa?
Piton sospirò, non avendo alcuna voglia di dilungarsi in spiegazioni noiose, e si trasformò in serpente, davanti agli occhi dell'altro.
Lupin spalancò gli occhi e si avvicinò al serpente acciambellato.
- Severus?… Quando questa storia sarà finita mi devi dire da quanto tempo lo sai fare. - Sollevò delicatamente il rettile, ammirandone la lucentezza - Però mi devo complimentare per l'eleganza: né James, né Sirius si trasformavano in grifoni… - il serpente sibilò stizzito - D'accordo, andiamo subito.
Sempre delicatamente Lupin lo fece scivolare nella tasca della veste, poi aprì la porta, guardandosi accuratamente intorno: in lontananza si sentiva ogni sorta di grugnito e versi strani.
Voldemort aveva raccolto intorno a sé tutte le creature, frutto delle Arti Oscure, che era riuscito a trovare, promettendo loro libertà di caccia su tutto il territorio che sarebbe riuscito a conquistare: una promessa allettante per creature braccate, imprigionate o al meglio strettamente controllate dalla società dei maghi "bianchi".
Tenendosi nell'ombra dei grandi alberi, ma senza inoltrarsi nella Foresta, Lupin riuscì a raggiungere il Platano Picchiatore e a penetrare nel passaggio.
Lì si sentì un po' più al sicuro, sperando che nessuno dei nemici conoscesse il posto.
Accendendo la punta della bacchetta si diresse nel cunicolo, ma giunto in corrispondenza dei confini di Hogwarts, trovò il passaggio ingombro di una apparente nebbia grigia, che risultò dura come una lastra di acciaio quando la sfiorò.
Stanco e depresso si sedette a terra, estraendo il serpente dalla tasca.
- Niente da fare Severus: anche qui la barriera! Dovrò provare ad infrangerla.
Posò a terra il rettile e si accinse a provare degli incantesimi, quando Piton riprese forma umana e lo bloccò.
- Sta fermo!! Prova la più piccola cosa e finisci fulminato: non riconosci il tipo di magia?
Il licantropo osservò la barriera.
- Riconosco che non è semplice Magia Oscura, o per lo meno non del tipo convenzionale. Non ricordo di aver mai letto qualcosa del genere sui libri di magia in circolazione… ne sai qualcosa?
Piton sbuffò sardonico.
- Bell'insegnante di Difesa dalle Arti Oscure! Mai sentito parlare di Rakes Satery? - poi sbuffò di nuovo, questa volta con risentimento - Ma no! Non puoi! Giacché i cervelloni del Ministero di Magia preferiscono eliminare dai libri quello che non sanno o non capiscono, cioè una marea di cose…
Lupin lo guardò interessato.
- Di cosa si tratta?
Piton chiuse gli occhi.
- È probabilmente il tipo più antico di magia, quando ancora non c'era una distinzione netta tra Magia Nera e Magia Bianca. Non ti starò qui a fare la storia perché non me la sento, ma quella che hai davanti è una barriera fatta di due strati di maledizione: il primo è rivolto verso di noi e visto che siamo ancora vivi, probabilmente si attiverà se qualcuno prova a disattivare la barriera. Qualunque cosa farai essa ti farà fuori e gli scudi classici non funzionano.
Mio padre riteneva saggio farmi studiare questo tipo di magia, sapendo che a scuola non me ne avrebbero neanche parlato, e se avessi più forza potrei provare ad eliminarla, ma così…
Lupin lo guardò
- Dimmi cosa fare!
Ma Piton scosse la testa.
- Non si tratta solo di conoscere le parole ed i gesti: ci vuole una disposizione d'animo particolare, un sapersi concentrare che non ti posso insegnare in poco tempo. Io ho impiegato mesi, avendo per bersaglio maledizioni meno potenti e meno dannose e prima che imparassi mi sono fatto male parecchio. Qui, se sbagli, non avrai una seconda possibilità perché di te non resterebbe neanche la cenere… lasciami riprendere un po' le forze e poi lo farò io.
Piton non sapeva quanto ci volesse per recuperare abbastanza energia e un incantesimo, a quel punto, poteva risultargli fatale… ma sempre meglio che provare il programma preparato per lui da Voldemort: sarebbe stata decisamente una morte più dolce.
Stranamente non aveva paura: ormai, entrato nell'ordine di idee di dover morire, avvertiva solo un leggero rimpianto per tutto ciò che gli sarebbe piaciuto fare e non avrebbe potuto, per non essere riuscito a farsi amici, per non essere riuscito a provare il calore dell'amore, per non essere riuscito a leggere libri e imparare incantesimi… in fondo, come diceva Voldemort, per aver sprecato la sua vita senza riuscire a diventare il grande mago che avrebbe voluto suo padre…
Poi, all'improvviso, spalancò gli occhi.
- Lupin, dammi metà della tua energia!
Il compagno lo guardò sorpreso.
- Metà della mia energia? E come diavolo dovrei fare? Severus, da dove li stai tirando fuori tutti questi incantesimi di cui non ho mai sentito parlare?
Piton ghignò, socchiudendo gli occhi.
- Se il Ministero sapesse che sto usando esattamente tutti gli incantesimi che non dovrei usare, sarebbero capaci di mandarmi ad Azkaban! E se Voldemort distruggesse quell'edificio pieno di teste di rapa, non so se riuscirei ad odiarlo come adesso!… Hai un coltello?
Lupin si cercò nelle tasche.
- No! E non mi hai detto da dove li hai tirati fuori: i libri di Arti Oscure li ho letti, sai? Ma non ci ho trovato né il Rates Come Si Chiama, né incantesimi per passarsi l'energia…va bene questo talismano tagliente?… né quella roba che ti ha quasi ammazzato…e poi diventi Animagus con pochi mesi di studio, ma chi ti credi di essere? Mi fai quasi paura!
Piton prese il talismano.
- Se è per questo posso spaventarti anche di più: lo sai che sono entrato ad Hogwarts con un discreto bagaglio di incantesimi e Sirius non ha mai pensato che trovandomi faccia a faccia con un lupo mannaro, sarei anche potuto morire… solo se non avessi fatto in tempo a lanciare un incantesimo per ammazzare quelli come te…
Adesso ascoltami: con questo faccio una piccola incisione sui nostri palmi, poi li congiungiamo e tu, con la tua bacchetta, pronuncia le parole "Transferto Energis Vitae"…
- Energis? Ma non è…
- Nella Magia Oscura non si usa latino puro! Rimandiamo le questioni semantiche a dopo… Quando l'energia è passata basta un "Finite Incantatem" e fallo subito altrimenti poi sono io a doverti trascinare in giro e tu non ti trasformi in qualcosa di leggero!
- Puoi sempre trasformarmi in una lumaca.
- È Minerva quella esperta di trasfigurazioni… io non lo so fare.
Lupin lo guardò perplesso.
- Ah già! Sai sgretolare una barriera fatta di una magia perduta da secoli, eseguita da Voldemort in persona, ma logicamente questa è una sciocchezza rispetto a trasformare una persona in lumaca.
Piton lo guardò stizzito, mentre cominciava a praticare i tagli.
- Se sapessi eseguire tutti gli incantesimi di questo mondo sarei al posto di Silente, non credi? Ognuno ha la sua specializzazione ed io sarei un ottimo professore di Difesa dalle Arti Oscure, se qualcuno se ne rendesse conto!
I due maghi unirono i palmi, facendo entrare in contatto il loro sangue.
- Tu saresti un ottimo professore di Arti Oscure, Severus, e non è esattamente la stessa cosa…Transferto Energis Vitae!
Il flusso di energia dall'uno all'altro era invisibile, ma immediatamente Piton cominciò a sentirsi meglio, mentre Lupin si sentiva sempre più debole.
- Basta così! Interrompi!
- Finite Incantatem!
Entrambi sospirarono: Piton adesso poteva reggersi in piedi ed eseguire qualche altro incantesimo senza morire immediatamente e Lupin non era così debole da non potersi muovere.
- D'accordo, adesso mi serve la tua bacchetta…
Lupin gliela porse.
- Bene, se…
Improvvisamente Piton si interruppe ed entrambi i maghi si volsero verso il passaggio buio alle loro spalle, da dove proveniva un forte sibilo.
Lentamente, dall'oscurità, emerse una grossa forma strisciante: Nagini!!
Piton e Lupin la guardarono impietriti avanzare sinuosa e mortale, poi Piton cominciò a capire i sibili.
- Sss… umani nemici… notizie interessssanti per il padrone…
Severus non aveva mai capito il serpentese e si chiese se questa capacità improvvisamente acquisita fosse dovuta alla sua nuova capacità di trasformarsi in un serpente, ma tanto valeva provare a sfruttarla, se solo avesse capito come fare. Fece un passo avanti.
- Salve Nagini… mi fa piacere rivederti… sei lontana da casa, vero?
Lupin lo guardò stranito. Nagini lo guardò interessata.
- Capissci cosssa dico?
- Certo! Mi farebbe anche piacere risponderti nella tua lingua, ma non credo di essere tanto bravo e non vorrei sbagliare… comunque non siamo nemici…
Il grande serpente alzò la testa ed ondeggiò davanti al mago.
- Tu non ssei morto. - Era una constatazione - Il mio padrone non era felice, ora lo sssarà. E lui - rivolse un occhiata lucida e verde a Lupin - Il ssuo odore era nella sstanza.
Piton tentò il tutto per tutto.
- Vedi Nagini, non siamo nemici importanti, siamo piccoli ed inutili esseri umani, se venissimo con te saremmo solo un'ulteriore seccatura per Voldemort… immagino che abbia cose più importanti da fare… inoltre tra noi due c'è… una sorta di parentela… Sono un Serpeverde, della casa di Salazar e guarda…
Si trasformò in un serpente, decisamente piccolo accanto all'altra, eppure dello stesso colore e forma.
Nagini abbassò lo sguardo su di lui.
- Vuoi che tradisca il mio padrone!
- No! - Piton si rese conto di capire più distintamente il serpente gigante e provò a rispondere. - Ti ssto chiedendo ssolo di chiudere un occhio… non daremo alcun fassstidio al tuo padrone… il Signore Osscuro… cosssa vuoi che due piccoli maghi possano fare contro di lui?
Lupin, intanto, si stava sentendo male: prima sentiva Piton parlare e Nagini sibilare; adesso era tutto un sibilio.
Non sapeva a quanto tutto questo potesse servire: un serpente è corruttibile? Ma in ogni caso, adesso non avrebbe avuto la forza necessaria a sconfiggere quello che pareva essere un nemico alquanto coriaceo.
Iniziò a pregare che Piton trovasse le parole giuste.
Nagini sembrò riflettere.
- No, non potete fare nulla contro il grande Sssignore e tra poco per voi nemici ssarà la fine, ovunque ssiate e ssì, il Signore ha cosse importanti da fare… andate a sspendere i vossstri ultimi minuti di vita… sss.
E giratasi, mosse aggraziatamente le sue spire allontanandosi da dove era giunta.
Piton si ritrasformò, pallido e preoccupato: cosa aveva da fare, in realtà, Voldemort? Perché non aveva ucciso immediatamente Silente e Potter? Non credeva, come diceva Lupin, che stesse aspettando l'ora giusta, era abbastanza intelligente da liberarsi immediatamente di nemici difficili da gestire e gli parve strano che Nagini li lasciasse andare così facilmente.
- Cosa gli hai detto? - Lupin era curioso.
- Nulla… nulla che giustifichi il suo comportamento… sbrighiamoci!
Girandosi usò la bacchetta dell'altro per tracciare il bordo del passaggio sulla barriera. Dove passava restava un leggero tratto di luce verde.
- Questo serve a togliere la barriera solo da questo passaggio, non avrei la forza per eliminarla tutta e poi non vogliamo che tutti i mostri ad Hogwarts sappiano che siamo qui. Giusto?
Quindi disegnò rune ed uno strano disegno contorto, quindi altre rune, mormorando incantesimi strani.
Finì in pochi minuti e guardò quello che aveva fatto mordendosi le labbra.
- Speriamo che la tua bacchetta abbia fatto il suo dovere anche in mano mia! Comunque fra poco lo sapremo. O saremo liberi o saremo polvere…
Puntò la bacchetta al centro dello strano disegno.
- Activa!
Un raggio verde colpì il disegno, che cominciò a pulsare di luce sempre verde. Sotto di questi apparve un disegno identico di luce rossa, ma le rune erano diverse.
Per un breve periodo parve che i due disegni si confrontassero, ora brillando più vivido uno, ora brillando più vivido l'altro, poi con uno sfrigolio entrambi scomparvero e la barriera si dissolse.
- Posso sapere cosa hai fatto? - Lupin studiò il punto dove prima c'era la barriera: rimaneva il bordo lucente, disegnato all'inizio.
Piton gli restituì la bacchetta.
- Ho eseguito esattamente lo stesso tipo di maledizione, ma facendo in modo che si attivasse contro la stessa maledizione quando questa si sarebbe attivata… non so se è chiaro.
I due si incamminarono verso la Stamberga Urlante più in fretta possibile.

- Hai abbastanza energia per arrivare al Ministero? Forse è meglio che te ne riprendi un po' da me! - Piton si era seduto vicino alla porta e guardava attraverso le travi nella quiete della notte. Fuori era tutto tranquillo e sembrava che nessuno si fosse accorto di ciò che stava succedendo alla scuola.
Il licantropo si abbassò a guardare l'altro in faccia.
- Io ce la faccio e tu non hai una buona cera! Non mi intendo molto di medicina, ma da quello che riesco a sentire hai quasi tutte le ossa dello scheletro lesionate: fai un gesto brusco e ti ritroverai con qualcosa di rotto.
Inoltre hai l'aria esausta di uno vicino ad un esaurimento psico-fisico.
Piton chiuse gli occhi.
- Se è per questo sono stato sospeso tra la vita e la morte per diverse ore ed ho una fame terribile: sono più di ventiquattro ore che non mangio e non bevo…
Lupin uscì dalla stamberga e ritornò dopo qualche minuto con dell'acqua sotto forma di sfera roteante.
- Questo è per bere! Per qualcosa di solido dovrai aspettare che torno dal Ministero. Nel frattempo usa il letto di sopra per dormire.
Severus bevve con gratitudine, sentendosi un po' meno male: adesso che l'adrenalina stava diminuendo nel suo sangue, si sentiva come se fosse stato investito da un branco di ippogrifi e gli pareva di sentire tutte le piccole incrinature delle ossa di cui parlava Lupin.
- D'accordo… fai attenzione.
Lupin lanciò un'occhiata penetrante all'altro: doveva stare davvero male per dimostrare preoccupazione per lui.
Con uno scintillio si smaterializzò, mentre Piton raggiungeva il letto e si addormentava all'istante.
IVª PARTE
In seguito Piton non riuscì mai a ricordare se a svegliarlo furono le voci o il senso di malessere.
Quando aprì gli occhi una velata e tenue luce entrava dalle assi che sprangavano la finestra. Voci basse e bisbigli che denotavano preoccupazione provenivano dal basso e Lupin, accompagnato da un alto mago anziano, stavano entrando nella stanza.
Piton cercò di sollevarsi, ma ricadde immediatamente con un gemito di dolore.
L'anziano mago, un medico, si avvicinò immediatamente.
- Credo sia meglio che rimanga disteso, professor Piton. - esordì con cipiglio professionale, iniziando a far scorrere la bacchetta sopra il corpo del mago. - Se ciò che il suo amico mi ha riferito è vero solo a metà, è un miracolo che lei sia vivo! E da quello che sento è comunque ridotto molto male… sì: ossa lesionate… ferite da incantesimo non curate… piccole emorragie interne e … uno stato di pesante esaurimento. Penso che dovrebbe mettersi a letto e restarci come minimo un mese.
Piton fece per porre una domanda, ma il medico alzò una mano.
- Non si preoccupi per Lei-Sa-Chi! Personalmente ha già fatto troppo e adesso ci sono tutti gli Auror ed i maghi più potenti che, proprio in questo momento, stanno entrando attraverso il passaggio che il suo amico ci ha mostrato. Ben presto la scuola sarà liberata e speriamo che sia la volta buona che ci liberiamo una volta per sempre di quell'orrore che spaventa tutti noi!
Lei pensi solo a riposare: adesso la porterò con una barella all'ospedale, dove potrà rimettersi in forze.
Nonostante le parole rassicuranti del dottore, Piton sentiva un senso d'ansia e di pericolo attanagliargli le viscere: il marchio sull'avambraccio sinistro bruciava e sentiva una tensione nell'aria che non aveva mai avvertito… come quando si prepara un temporale e l'aria è carica di elettricità, ma molto più intenso e… malvagio.
Lupin gli porse un panino al formaggio e per un attimo Piton mise da parte l'ansia e sbranò il cibo, trovandolo delizioso, anche se in realtà lui detestava il formaggio. Finitolo guardò speranzoso Lupin.
- Mi dispiace! - il licantropo allargò le braccia - Sono riuscito a trovarne solo uno, ma all'ospedale ti nutriranno a dovere!
- Unf… tu torni lì?
Lupin lo guardò con un sorriso.
- Ti preoccupi per me, adesso? Comunque sì, ma ormai sono nelle retrovie, sta tranquillo, fratello di sangue… e di energia!
Piton sussultò, pensando ad una risposta cinica, ma poi decise di lasciar perdere. Si lasciò mettere sulla barella e restò calmo fin quando uscirono dalla Stamberga.
Lì fuori sembrava un accampamento militare in allestimento: maghi agitati correvano da una parte all'altra, frotte di gufi andavano e venivano con dispacci nel becco. Cornelius Caramell in persona, in piedi sulla staccionata della casa, stava dando disposizioni e cercava di dare un minimo di ordine alla bolgia che lo circondava. Auror famosi stavano intorno ad un tavolo a studiare una mappa di Hogwarts e preparando piani di attacco; le voci si sovrapponevano le une alle altre; in poche parole la confusione regnava sovrana.
Piton guardò stordito tutto quel bazar, poi alzò gli occhi al cielo, nella direzione di Hogwarts e scattò a sedere, mentre il sangue gi si gelava nelle vene ed il fiato gli si mozzava.
Il mago medico lo guardò con disapprovazione.
- Si rimetta giù!
Ma Piton stava cercando di scendere dalla barella.
- Il cielo su Hogwarts!! - annaspò in preda al panico.
Il dottore si girò a guardare: su di loro il cielo era sereno, con una leggerissima nebbia vicino al terreno, ma sulla scuola nubi nere come l'inchiostro vorticavano velocemente intorno alle torri più alte.
- uhm, strano fenomeno! Chissà cosa sta facendo Lei-Sa-Chi! Ma non è cosa che la riguardi più… ehi, torni qui!
Severus si era alzato e stava cercando di raggiungere il ministro della magia.
- Caramell! Le devo parlare urgentemente!!
Il mago abbassò lo sguardo.
- Oh, professor Piton, mi dispiace, ma non posso: vede anche lei la confusione… ehi, cosa state combinando laggiù?! Le scope vanno lasciate fuori o portate a mano!!… mi scusi, ma vede che pasticcio, ci sentiamo più tardi…
E scendendo dalla staccionata si immerse nella bolgia.
Piton lo guardò allontanarsi, poi si decise e scostando il medico che lo aveva raggiunto per portarlo all'ospedale, rientrò nella Stamberga e prese il passaggio, adesso ingombro di maghi che andavano e venivano.
Giunto sul prato della scuola - il Platano Picchiatore era stato imbrigliato perché se ne stesse buono - trovò una strana quiete che gli diede un senso di nausea.
Il tatuaggio bruciava sempre di più ed i più oscuri incubi, i mostri delle fiabe della sua infanzia, stavano per prendere corpo, mentre quegli stupidi si agitavano come formiche, ignare del formichiere che le guarda dall'alto…
Entrò nel castello e si diresse direttamente verso la Grande Sala: maghi stavano scortando fuori troll e folletti incatenati con la magia ed in lontananza, per i corridoi, si sentivano ancora incantesimi esplodere.
Entrato attraverso le grandi porte, nella stanza silenziosa, ebbe un leggero mancamento nel vedere sotto i propri occhi, ciò che credeva essere solo una leggenda, una storia per spaventare i bambini… e se non starai buono si aprirà il terreno e finirai nel Pozzo dell'Inferno!!…..
L'attacco 3
IVª PARTE
Al centro della grande sala, sul pavimento prima uniforme, si apriva ora un buco circolare di circa quattro metri di diametro.
Da dove si trovava, Piton non poteva vedere quanto fosse profondo, ma lo sapeva fin troppo bene: il Pozzo dell'Inferno! Un'escrescenza, un tumore venuto in superficie…
Sul bordo, Lupin, la McGrannit ed alcuni Auror guardavano dentro, apparentemente senza avvertire l'orrore che ne scaturiva, denso, palpabile, come una nebbia intossicante, che stava spingendo Piton, cercando di allontanarlo, aggredendo tutti i suoi sensi fisici e psichici.
Il mago si aggrappò agli stipiti della porta e poi si addossò al muro interno, sentendo la tensione fortissima premerlo contro la pietra: un sapore amaro gli salì in gola mentre la nausea lo aggrediva con rinnovato vigore.
Il marchio adesso bruciava con la stessa intensità di quando era stato impresso; si artigliò il braccio, chiudendo gli occhi e pensando di fuggire, ma non c'era posto abbastanza lontano sulla Terra, nessun buco in cui prima o poi, sarebbe stato raggiunto…
I servitori del Signore Oscuro erano stati catturati, ma a lui, adesso, non servivano più, perché lui, Voldemort, era lì, in fondo, dentro il Pozzo, e quando ne sarebbe riemerso avrebbe deciso se voleva ancora, accanto a sé, quei miseri, pezzenti mortali…
Il ticchettio di legno su pietra, alternato al passo di uno stivale, convinse Piton a riaprire gli occhi: dalla porta era appena entrato Malocchio Moody.
Il vecchio Auror si fermò oltre la porta, probabilmente guardando quegli stolti che osservavano perplessi la bocca della notte, poi l'occhio magico dovette notare Piton, dietro di lui, perché si girò a mezzo, osservando il mago con ambedue gli occhi, con espressione non del tutto benevola.
- Nh, tu lo senti vero? Mi sono arrivate voci su quello che hai fatto… o non hai fatto, ma resti sempre un Mago Oscuro! Il tuo ex signore ha avuto davvero una brillante idea!
Piton si sentiva troppo male per rispondere, ma la voce di Moody aveva fatto girare i presenti e adesso Lupin e la McGrannit stavano venendo velocemente verso di loro.
- Che pensi di fare qui?! - lo aggredì Lupin - Dovresti essere in un letto di ospedale! Hai proprio deciso di voler morire?!
Il mago gli lanciò un'occhiata rovente.
- Siete voi che non capite un accidenti!! Ve ne state sul bordo dell'orrore come se fosse un ornamentale pozzo del '500! Voldemort è già giù, immagino… Silente e Potter?
La professoressa di Trasfigurazione spostava lo sguardo da lui a Malocchio.
- Non li abbiamo trovati da nessuna parte, per cui pensiamo che siano giù anche loro. Degli Auror sono scesi a cercarli, ma…
- Tze! - sbuffò il vecchio mago - Andati! Perduti per sempre! Che razza di idioti!! Ma nessuno legge più i vecchi libri?! Nessuno che sappia cosa sia quel buco?! Mi devo ritrovare con uno stramaledetto Mago Oscuro a sapere che cosa abbiamo di fronte?!
Si guardò intorno con aria indagatrice e sospetta.
- L'ho sentito da casa, l'ho sentito!! Le vibrazioni sono tali da non poter essere ignorate… mi aspettavo Lupi mannari e Vampiri alla porta: una visita di cortesia, invece di questo incubo… dannazione!!!
Se Piton era già spaventato, scoprire che anche un Auror potente come Malocchio Moody aveva paura, peggiorò solo la situazione. Comunque il suo corpo si stava abituando alle "vibrazioni", come le chiamava il vecchio mago, e si raddrizzò un po'.
- Se Voldemort riesce a fare quello che ha in mente, faremo bene a darci una dolce morte adesso, perché nessuno riuscirà più a fermarlo! Però… c'erano neonati in giro?
La McGrannit lo guardò stupita.
- Neonati? Ma, Severus…
- Dannazione, donna! - interloquì spazientito Moody - Rispondi: il ragazzo non è pazzo, sa quello che dice!
La McGrannit lo guardò risentita, ma rispose.
- Durante l'attacco sono stato schiantata e quando sono stata rinvenuta ero nella stanza dei professori, insieme agli altri, senza bacchetta, controllata da Mangiamorte, e lì sono rimasta finché non ci hanno liberato! Non so niente di neonati: io non li ho visti!
Lupin, però, era impallidito.
- Ma io sì, ne ho sentito uno piangere mentre ero trasformato in Lupo, ed ho sentito il suo tenero profumo. - Si guardò attorno come se solo allora si fosse reso conto che c'era un altro scomparso.
- È inutile che ti guardi attorno! - Grugnì Moody - È giù, insieme agli altri e questo vuol dire che il Signore Oscuro ha tutto ciò che gli serve: possiamo chiudere bottega e andare a cercarci un bel posto dove morire! Immagino che Silente sia disarmato!
Lupin assentì.
- Il Signore Oscuro è stato abbastanza furbo da catturare prima Potter… adesso che lo può toccare… Silente non ha potuto combattere…
Mentre gli altri parlavano Piton aveva cominciato ad avvicinarsi al Pozzo, la testa gli faceva ancora male, ma adesso era qualcosa che poteva sopportare.
Lupin si girò di scatto.
- Dove pensi di andare?
- Vado giù!
Tutti e tre lo guardarono come se fosse impazzito, ma poi Moody ridacchiò.
- Sei libero di scegliere dove, come e quando morire, ragazzo, ma io non sceglierei quel posto e quel modo! Sono davvero scelte orribili!
- Non è che ho intenzione di suicidarmi… - rispose Piton senza girarsi e avvicinandosi al bordo - Dopotutto, a parte te, sono il solo a sapere cosa mi aspetta… e se devo morire, avevo già deciso di farlo con stile: non voglio rintanarmi come un coniglio, aspettando che i cani del cacciatore mi vengano a tirare fuori per il muso…
A proposito: la mia bacchetta?
Lupin si avvicinò ad un tavolino su cui erano accatastati diversi oggetti requisiti.
- È questa, se non sbaglio…
Riavere la su arma fece sentire Piton decisamente meglio: per tutto quel tempo, da quando gli era stata sottratta, si era sentito nudo e indifeso come un bambino… una sensazione che sperava di non provare mai più.
Si girò a guardare i presenti: in quelle ultime ore lui e Lupin si erano avvicinati come non mai, da quando si conoscevano: adesso erano "fratelli di energia"… decisamente una cavolata! Però faceva lo stesso un certo effetto…
Si chiese, se le cose fossero andate diversamente, se ne sarebbe scaturito qualcosa… forse non proprio amicizia, ma rispetto… considerazione…
Scaccio un pensiero molesto che cominciava ad affiorare, fece un cenno di saluto e saltò verso l'antro buio.
VIª PARTE
In un passato lontano, Piton ricordava di aver letto un libro scritto da babbani, dove si narrava di una ragazzina che seguiva un coniglio parlante e finiva in un pozzo, nel quale cadeva lentamente e si chiamava… Alice?
Il Pozzo dell'Inferno avrebbe potuto ricordare quel passo del libro, perché lui stava cadendo, ma lentamente, da un tempo decisamente troppo lungo, solo che era tutto nero, buio, claustrofobico, per essere il pozzo di Alice, senza simpatici oggetti che ti passavano accanto, senza un minimo di luce a confermare che stava scendendo: per quello avvertiva poteva anche essere sospeso in aria, immobile.
L'aria era calda, marcia ed il mal di testa stava tornando ad essere insopportabile, pulsante, e poi perché? Per tentare di salvare quel piccolo mostro di Potter? Se fosse morto sarebbe stata una vera liberazione… E Silente: vecchiaccio disgraziato che gli aveva rovinato la vita!! Perché tentare di salvarlo?
Nel buio ebbe una guizzante visione di Voldemort che faceva a pezzi il preside e provò un fremito di piacere selvaggio… meritavano tutti di morire: luridi, infingardi, stupidi, dissacratori, laidi, squallidi maghi schifosi!
Gli Auror, genia maledetta: chi dava loro il potere di decidere che una magia aveva diritto di esistere e l'altra no?! Puzzolenti ratti da sterminare: Voldemort ava fatto ciò che andava fatto!
Ed i suoi "colleghi": quella CENSURA della McGrannit, ridacchiante schifosa, ogni volta che i suoi piccoli scarafaggi vincevano quelle idiote partite di Quidditch! Le sarebbe stato bene un ghigno eterno sulla testa mozzata ed attaccata al muro, come una testa di cervo…
Rabbia, odio e risentimento vorticavano nella sua mente impazziti, facendogli battere il cuore e partendo come frecce infuocate contro tutti quelli che Piton conosceva.
Poi, Piton doveva essere arrivato sul fondo senza accorgersene, davanti a lui una forma prese consistenza, brillando leggermente bianca, come di luce propria. Avanzava lentamente, con un'andatura oscillante, irregolare; aveva qualcosa in mano ed emetteva un leggero ringhio.
Il mago si fermò, cercando di mettere a fuoco la vista e sentendo un'istintiva vampata d'odio verso quell'essere, anche senza sapere cosa fosse.
La forma si avvicinò e Piton riconobbe un Auror, o quello che era stato un Auror, la veste grigia sporca di sangue ed il viso deformato da un'espressione di odio indirizzata verso di lui: quel rospo osava odiarlo!!
L'Auror alzò la bacchetta, ma Piton fu più veloce.
- Avada Kedavra!
Il raggio verde sprizzò dalla punta della sua bacchetta e colpì in pieno l'altro mago, che cadde a terra morto.
Un sentimento di folle trionfo invase l'animo di Piton, che si avvicinò al corpo disteso e gli diede un calcio in segno di ripugnanza.
Poi si girò e all'improvviso vide sul terreno i corpi degli altri Auror che erano scesi nel pozzo: gli stronzi si erano ammazzati a vicenda! Perché erano quello che erano.
Una risatina di scherno uscì dalle sue labbra contratte in un ghigno: ciò che meritavano.
Prese a camminare lentamente tra i corpi, riprendendo la lista dei suoi colleghi, i loro difetti che li rendevano indegni di vivere e ciò che gli sarebbe piaciuto far loro, magari quando sarebbe tornato su…
Lupin, il CENSURA licantropo, amico di quella fogna di Black…
Il viso sorridente di Lupin gli apparve nella mente: cercò di vedere oltre il sorriso aperto i veri pensieri di derisione… compassione… disprezzo…, ma il sorriso non cambiava.
Quel figlio di…
ma questa volta non funzionò.
Provò a cambiare genere: in effetti quel sempliciotto era troppo stupido per pensare male di chicchessia. Il buono per eccellenza: probabilmente si sentiva compiaciuto della sua bontà, quella sua disgustosa e affettata disponibilità verso tutti, quel melenso sorriso…
Non funzionava! Il sorriso di Lupin continuava a balenargli davanti agli occhi ed era del tutto innocente.
…certo! Ma non c'è posto in questo mondo per gli innocenti!!
C'era qualcosa che si agitava a livello del cuore: un senso di disgusto che risaliva dallo stomaco e cercava di raggiungere il cervello.
"… sta tranquillo, fratello di sangue… e di energia!"…
Le parole di Lupin furono come una vampata di luce bianca e fu come se Piton si svegliasse da un sogno: ondeggiò in preda a vertigini e poi trasse un respiro profondo, come se per tutto quel tempo fosse rimasto in apnea.
Si guardò intorno disorientato e vide il corpo dell'Auror che aveva ammazzato: fu come un colpo di frusta!
C'era caduto!!!
L'orrore di quello che aveva fatto, di quello che aveva pensato di fare lo assalì, percotendolo.
Oddio! Ci sono cascato… lo sapevo e ci sono cascato lo stesso!!!
Affondò il viso nelle mani, inorridito e scosso: pensava di sapere e invece non sapeva niente. Pensava che il Male, l'odio e la rabbia lo avrebbero attaccato di fronte, rivelandosi per quello che erano e non si aspettava che strisciassero silenziosi e venefici alle spalle, infiltrandosi lentamente nella sua mente, avvelenando lentamente il cuore, così che alla fine era perduto senza neanche accorgersene… perché, infondo, il Male sa molto bene come confondersi con le passioni umane: uccidere l'Auror era stata semplice autodifesa e quello che aveva pensato dei suoi colleghi, d'altra parte, era vero, solo un po' estremizzato, e non era naturale desiderare vendetta per i torti subiti?
Ed è su questa strada che si perde l'anima…
Restò in silenzio, abbassando le mani e chiudendo gli occhi, chiedendo perdono ad un Dio che avrebbe anche potuto stancarsi di aspettarlo.
La stanchezza era tornata, il torpore invase le sue membra, ma poteva essere un nuovo attacco, diverso, di quel posto maledetto, che adesso cercava di immobilizzarlo?
Più probabilmente erano le ferite che aveva prima e che certo non erano guarite da sole!
Trasse un nuovo profondo respiro, non che l'aria putrida potesse portargli giovamento, ma non aveva altro da respirare, e si incamminò nel buio, cercando una traccia degli altri.
Non sapeva da quanto tempo stesse camminando o quanto spazio avesse percorso, perché in quel mondo buio e fetido non aveva punti di riferimento, ma alla fine li trovò, sbucati dal buio come fantasmi, tenui bagliori bianchi.
Voldemort gli dava le spalle, davanti a lui Potter e Silente erano legati a catene incrostate di sangue scuro, le cui estremità si perdevano nel buio ed al centro c'era quella che sembrava una mezza sfera, o una sfera spuntante a metà dal terreno marcio, un metro di diametro, come un orrida pupilla più nera del buio, l'essenza pura dell'oscurità, la fonte delle fiamme che ormai gli bruciavano il braccio tatuato, del mal di testa pulsante, della follia che gli aveva invaso la mente: l'ultima porta prima dell'indicibile.
E per aprirla, per ottenere il potere stesso del Diavolo, oh, non quell'insignificante spirito maligno di cui parlavano le religioni dei babbani! Il Male vero, il vero Demone Supremo, era al di là del descrivibile, era il marcio che invadeva il cuore di molti, babbani o maghi, la cancrena che divorava l'umanità e l'anima di persone capaci di fare ai propri simili atrocità insensate, senza rendersi conto dei propri abomini, distruggere la terra su cui camminavano, inquinare l'aria che respiravano, per avidità di un potere che non li avrebbe mai potuti salvare dalla distruzione che loro stessi spargevano. Soldi, lusso, potere, Potere: suadenti prospettive, sottili cappi del Male che si avvolgevano melliflui sul corpo della mente, per poi stringersi intorno al collo e soffocare l'essenza umana, lasciando gusci vuoti di quelli che erano stati esseri umani.
Diavolo al cui confronto Voldemort era stato un bambino capriccioso, che aveva distrutto solo qualche vita e sparso un po' di terrore… fino ad allora!
Per aprirla occorreva solo il sangue di tre maghi: un neonato, un giovane ed un vecchio; il futuro, il presente ed il passato; la speranza, la forza e la sapienza…
Il neonato (probabilmente figlio di Auror) giaceva tra le braccia del Signore Oscuro, senza piangere o muoversi?
Piton si avvicinò aguzzando la vista.
Voldemort di spalle gli risparmiò la vista del corpicino, ma il sangue che colava sulla sfera, avidamente assorbito, non dava più speranze: aveva iniziato!!
Il cuore di Piton si riempì di orrore e di compassione: forse suo padre si sarebbe scandalizzato, forse Salazar lo avrebbe disconosciuto come Serpeverde, ma non c'era nulla al mondo, nessun tesoro, non la Conoscenza del conoscibile, non il Potere assoluto, che lo avrebbero mai convinto ad uccidere un neonato… ma tanti, invece, lo avrebbero fatto…
Il dolore e la pietà sembrarono risplendere sul mago, un bagliore argentato pulsò intorno a lui e all'improvviso il mondo circostante cominciò a pulsare in modo discorde, mentre la sfera sembrava infossarsi e tremiti si diffusero nel terreno: non era posto dove emozioni pulite potessero essere espresse indisturbate, tutto il luogo digrignava i denti con repulsione.
Voldemort si girò di scatto: gli occhi erano ormai luci rosse incandescenti, la bocca era sporca del sangue del neonato - Piton indietreggiò sconvolto - il corpicino pendeva come una bambola di pezza tra gli artigli affilati.
Il Signore Oscuro lo gettò sulla sfera, dove fu assorbito, tirò fuori la bacchetta e la puntò su Piton prima che questi riuscisse a reagire.
- Avada Kedavra!
Il fascio di luce verde colpì il mago in pieno, lo attraversò e il mondo di Severus divenne di luce verde.
Passarono secondi lentissimi, prima che Piton e Voldemort si rendessero conto che qualcosa non quadrava.
Perché Piton era ancora in piedi: la maledizione "che non perdona" lo aveva attraversato come fumo, il mago l'aveva vista arrivare, ma non aveva provato assolutamente nulla al suo passaggio.
La luce argentea che lo circondava era intatta: non aveva fermato l'Avada, l'aveva forse neutralizzata?
Indubbiamente sarebbe stato un argomento interessante per un dibattito, ma quello non pareva il luogo adatto per fermarsi a fare dotte disquisizioni.
Doveva pensare a salvare Potter e Silente.
Pessimo pensiero!!
Decisamente troppo positivo per la casa del Male: la luce argentea aumento, la pulsazione aumentò, divenendo rullante come il suono di un tamburo, decisamente stonato ed infuriato, la sfera s'infossò ancora di più.
Piton guardò stupito la scena: era possibile che bastassero semplici pensieri positivi?
Voldemort urlò e si scagliò contro il mago, Piton si scansò, ma non abbastanza in fretta da evitare un artiglio che gli lacerò il braccio sinistro: il colpo ebbe l'effetto di una scarica elettrica. Che per un attimo paralizzò il mago, permettendo a Voldemort di girarsi e afferrarlo alle spalle.
Il contatto con il suo ex padrone fu devastante: qualunque cosa l'avesse salvato dalla maledizione, non impedì al Signore Oscuro di piantargli gli artigli nel petto. Fasci di dolore partirono in tutte le direzioni, bloccandogli il respiro, forse fermando, per un attimo, il cuore (quella fu almeno la sensazione) e diffondendo nel corpo un gelo mortale.
Piton lottò contro la perdita di sensi, pensò ad un incantesimo che l'avrebbe potuto salvare, ma non era certo che fosse il caso di usare un incantesimo di Magia Oscura in quel luogo, rischiando di ricadere nelle spire del Male.
Voldemort lo teneva stretto, aspettando che il veleno uccidesse quello stramaledetto guastafeste.
La mente di Piton si stava svuotando: non avrebbe mai scoperto se lui e Lupin potevano diventare amici… niente più sole… erba verde… incantesimi affascinati… da imparare… non era riuscito a salvarli…
"Un pensiero buono per mille cattivi": la sfera sembrò emettere uno sfrigolio e quasi scomparve nel terreno. Voldemort fu assalito dal panico: se fosse scomparsa non l'avrebbe più potuta richiamare, avendo già sacrificato il neonato.
Scagliò di lato Piton e si precipitò ringhiante sul posto, evocando di nuovo la sfera: liberò dalle catene un Potter stordito e lo trascinò in avanti, verso la porta dell'Inferno che aveva fermato la sua discesa, sembrando indecisa se tornare su o meno, abbassandosi a raccogliere il coltello.
Il veleno scorreva nelle vene di Piton e ormai non aveva più la forza di alzarsi in piedi, poteva solo provare…
- Potter! - urlò, sperando di essere sentito - Pensa ai tuoi amici, a Sirius Black (in casi estremi…), pensa a quanto vuoi loro bene!…
Un sapore acido gli salì in gola, strozzandogli le parole e facendolo piegare a terra, in preda a violenti colpi di tosse.
Poi tutto scomparve, il rullare del terreno si affievolì ed infine l'incoscienza pietosa lo strappò dalle grinfie del dolore…
VIIª PARTE
Aprire gli occhi può essere un'impresa?
Se si è sotto psicofarmaci, o decidete di svegliarvi prima che il sonnifero abbia terminato il suo effetto o se siete stati anestetizzati, probabilmente la risposta è sì.
E anche se state cercando di uscire dal coma o almeno questo era il caso di Piton.
Una luce bianca batteva sui suoi occhi e confusamente il mago si chiese se l'aurea argentea lo stesse costringendo a riprendere i sensi: il suo corpo, se ancora c'era, da qualche parte, non dava notizie di sé. Il cerchio alla testa, nulla in confronto al mal di testa che aveva segnato le sue ultime ore, lo informava che la testa era ancora al suo posto e se la sensazione di inspirare ed espirare era vera, voleva dire che, contro ogni prospettiva e contro ogni legge della natura, era ancora vivo.
Però le pulsazioni erano cessate ed intorno a lui c'era solo silenzio, tranne uno strano fruscio, ad intervalli, accanto a sé.
"La curiosità ha ucciso il gatto" dice un proverbio ed all'inizio Piton decise che non voleva sapere la fonte di quel rumore e non voleva sapere cosa c'era fuori dalle sue palpebre: era poco probabile che ci fosse qualcosa di piacevole in fondo al Pozzo dell'Inferno.
Ma il fruscio continuava e, in lontananza, si udivano rumori che gli ricordavano qualcosa: decise di dare una sbirciata… se riusciva a convincere le palpebre ad alzarsi.
La discussione mentale durò un certo tempo, poi, riluttanti, le palpebre si sollevarono di circa un centimetro.
La vista era confusa, gli occhi non riuscivano a mettere a fuoco, ma lì intorno era tutto bianco e la luce non proveniva da sé, ma dall'esterno.
Chiuse di nuovo gli occhi, che avevano cominciato a pizzicare, poi li aprì di nuovo, più deciso questa volta, e girò lentamente la testa, inclinata sul lato sinistro: tenda bianca, tenda bianca, Lupin che legge un libro…
Per un attimo Piton fissò l'altro mago, non essendo sicuro di ciò che gli occhi gli comunicavano, poi l'altro alzò lo sguardo dal libro e spalancò gli occhi.
- Severus! - la voce era poco più di un bisbiglio - Ti sei ripreso!
A quanto pare…
- Vado subito a chiamare Madama Chips!
Piton lo guardò sparire dietro le tende bianche, poi chiuse di nuovo gli occhi stanchi: era finita!
Si era già riaddormentato, quando si sentì scuotere.
Di malavoglia aprì gli occhi e guardo male Madama Chips.
- Non ho diritto di dormire? - domandò, strascicando sonnolento la voce.
Madama Chips sorrise inflessibile.
- Hai dormito fin troppo: mi sembra che un mese in quello che si potrebbe definire coma, sia sufficiente, anche se, in realtà, erano pochi quelli che pensavano che ce l'avresti fatta! Sei decisamente una pelle dura.
Un mese?
Piton abbassò lo sguardo sulla propria mano, che riposava abbandonata sulla coperta e la trovò molto simile alla zampa di un uccello: magra lo era sempre stata, come il resto del corpo, ma adesso era scheletrica e ciò lasciava supporre che il resto del corpo fosse nelle stesse condizioni.
D'altra parte la nutrizione passiva, attuata con la magia, non era mai stata il massimo per mettere su qualche chilo.
Si sentiva intontito e desiderava solo riposare un po' di più: un mese era appena sufficiente, visto ciò che aveva passato, ma avrebbe riposato meglio sapendo cosa era successo.
- Perché non mi dite come stanno le cose? Credo di essermi perso il finale…
Lupin fece un cenno all'infermiera di Hogwarts, che si ritirò, e si sedette.
- Beh, dopo che il tuo corpo, a mio parere saggiamente, ha deciso che era ora di staccare la spina, per impedirti ulteriori follie, Voldemort ha cercato di sgozzare Potter, il quale, però, ha seguito il tuo consiglio, ha riempito il suo cuore di amore e questo, stando a ciò che ci hanno riferito Potter e Silente, ha fatto richiudere la porta orripilata, che è scomparsa alla vista.
Potter ha cominciato a splendere come una torcia e Voldemort ha preso letteralmente fuoco: si pensa che avesse assorbito troppo spirito demoniaco per poter resistere all'aurea di amore di Harry.
Non sappiamo se sia morto, sai che è un osso duro da ammazzare, ma è scomparso e penso che, se anche è ancora vivo, sarà uno spirito infestante e nulla più. Ed il Pozzo ha deciso di chiudersi. Per fortuna ciò che è successo è che il fondo è tornato su, portandovi allo scoperto come se fosse stati spruzzati in aria da un getto d'acqua.
Potter e Silente stavano abbastanza bene, tu invece eri in condizioni disperate: il veleno di Voldemort ti era entrato in circolo e nessuno avrebbe scommesso mezzo zellino che te la saresti cavata. Credo che alcuni Auror si preoccuperanno parecchio quando sapranno che sei vivo: hai una tendenza a rifiutarti di morire decisamente preoccupante!
- A questo proposito avrei una domanda - lo interruppe Piton - qualcuno mi sa dire perché non sono morto quando l'Avada Kedavra di Voldemort mi ha preso in pieno?
- Uhm, Silente se lo è chiesto ed ha una teoria: l'Avada Kedavra non danneggia il corpo, come sai. In effetti si pensa che distacchi a forza l'anima dal corpo, causando così la morte del corpo… ma forse la tua anima era protetta dall'aurea bianca, non un vero scudo, infatti non ti ha difeso da un attacco fisico e se Voldemort ti avesse lanciato contro un incantesimo di fuoco, probabilmente adesso saresti un mucchietto di cenere. I cervelloni del Ministero ci stanno lavorando su.
Sorrise tranquillo, poi si batté una mano sulla fronte.
- A proposito, qualche giorno dopo ti è arrivato qualcosa dal Ministero… - la mano di Lupin scomparve dal campo visivo di Piton, verso il comodino, e ricomparve reggendo in mano una pergamena dal bordo dorato, chiusa con ceralacca rossa.
Piton la guardò perplesso.
- Hn, cos'è? Una lettera di ringraziamento o una richiesta di comparizione per uso improprio di Incantesimi Oscuri?
Lupin ridacchiò.
- No, in realtà questa è la versione cartacea del riconoscimento che meriti…
Piton lo guardò interrogativo.
- Beh, in effetti è un'ordinazione…
Piton lo guardò in tralice: non era in vena di giochetti.
- Ordinazione viene da "ordine"…
Piton era troppo stordito per cogliere il nesso.
- Lupin, mi stai facendo tornare il mal di testa: cosa mi ordinano?
- Ti hanno ordinato socio del Club dei Secchioni, Severus: Ordine di Merlino di Seconda Classe!
Piton spalancò gli occhi, adesso totalmente sveglio e si era svegliato anche il suo corpo: faticosamente si tirò a sedere.
- Stammi a sentire, lupo spelacchiato, se mi stai prendendo in giro…
Ma Lupin, adesso, reggeva in mano un nastro di velluto nero da cui pendeva quella che pareva una medaglia d'argento su cui era inciso, da un lato, un viso barbuto, severo ma benevolo, tale mago Merlino, raro caso di celebrità conosciuta anche nel mondo dei babbani.
- In effetti -proseguì Lupin. - Silente ha fatto il diavolo a quattro perché ti dessero la Prima Classe, visto che lui ha solo sconfitto qualche vecchio negromante acido e creato una semplice pietra filosofale, mentre tu hai salvato il mondo dalla distruzione. Purtroppo, come notavi una vita fa, il Ministero è composto da molte zucche vuote, alquanto restie a consegnare l'Ordine di Merlino a quello che giudicano comunque un Mago Oscuro.
Sono dei dannati razzisti, sono d'accordo, ma le cose stanno comunque cambiando…
E sorrise enigmatico.
Piton, per metà ipnotizzato dai bagliori della medaglia, spostò lo sguardo.
- Muori dalla voglia di dirmelo, qualunque cosa sia: procedi!
Il sorriso di Lupin si allargò.
- Beh, non sta bene rallegrarsi della morte altrui, ma non è possibile cambiare il passato. Al Ministero ritenevano che anch'io meritassi qualche cosina, ma un riconoscimento ad un Lupo Mannaro era fuori discussione: tuttavia uno degli Auror morti nel pozzo era il viceministro per il Controllo delle Creature Magiche ed il posto si era fatto vacante, così hanno pensato che un Lupo Mannaro domestico poteva essere adeguato per trattare con creature… non molto di buon carattere, soprattutto adesso che sono state di nuovo poste sotto controllo!
- Così adesso hai un lavoro! - Piton si sentiva sconvenientemente felice per l'altro - Posso quindi sperare che non ti vedremo più ad Hogwarts?
Lupin ghignò al tono leggero dell'altro.
- Al contrario! Sono spiacente Severus, ma mi ritroverai fra i piedi più volte al mese, perché ho bisogno della pozione che solo tu sai preparare!
Severus finse un'aria inorridita.
- Che orrore! Possibile che in tutto il Ministero non c'è nessun esperto!
Il ghigno di Lupin si allargò di nuovo.
- Beh, magari la puoi insegnare al nuovo professore di Pozioni, che insegnerà ad Hogwarts dal prossimo anno…
- Cosa?… Che diavolo stai dicendo? Siamo a Marzo: per il prossimo anno mi sarò completamente ristabilito! Non c'è bisogno di un nuovo professore di Pozioni!
Lupin assunse un'aria mortificata.
- Oh, mi sono dimenticato di dirti anche questo! Vedi, Severus, non ti verrà rinnovata la cattedra di Pozioni il prossimo anno! - Piton restò pietrificato - Perché, vedi, è estremamente facile trovare un nuovo insegnante di Pozioni, mentre non c'è più neanche un cane disposto ad insegnare Difesa dalle Arti Oscure, e così Silente è stato costretto a confessare che tu avresti accettato con entusiasmo! - Piton era ancora pietrificato, ma adesso gli occhi brillavano. - Al Ministero sono contenti di aver trovato un altro matto disponibile, io penso che siano matti loro: sono restii a darti l'Ordine di Merlino e poi mettono un lupo a far la guardia alle pecore… bah, Silente farà attenzione a ricordarti di insegnare il Patronus e non il Patronus Rex e altre diavolerie che, lo riconosco, sono più efficaci, ma un mago bianco che se ne va in giro ad infilzare spilloni ad una bambolina di cera non è una cosa carina!
Piton si lasciò andare sui cuscini con il cuore che batteva forte: era un sogno, non poteva che essere un sogno!
Il quel momento tornò Madama Chips con un calice fumante e l'aria accigliata.
-Bene Lupin, vedo che hai svuotato il sacco in un colpo solo! Stai cercando di fargli venire un infarto? È appena uscito da una sorta di coma e tu gli butti tutto in faccia! Adesso vedi di sparire e tu, Severus, bevi in un colpo solo. Avrete tutto il tempo per chiacchierare quando ti sarai risvegliato!
Piton obbedì soddisfatto e lasciò che il sonno lo ricatturasse, addormentandosi, per la prima volta da anni, terribilmente felice.
Come in seguito Piton si accorse, non sempre l'avverarsi di un desiderio è una cosa positiva: insegnare Difesa dalle Arti Oscure può essere difficile per un Mago Oscuro più che per un mago "bianco" e l'Ordine di Merlino Di Seconda Classe poteva essere un ostacolo oltre ad un bel titolo di cui fregiarsi, ma questa è un'altra storia!
Fine (per il momento…)

Qui altre fanfic _
www.indice.beeplog.it/
Blog GRATIS di Beeplog.it
I contenuti dei weblogs provengono da autori privati. Beepworld non ha responsabilità alcuna!
|
|
|